sabato 1 agosto 2009

ZEDAKA'


Qual'è il significato del fare l'elemosina nell'ebraismo? Prima di tutto quest'azione è doverosa e non facoltativa, facendo parte delle numerose mizvot che l'ebreo è tenuto a fare nella sua vita ed, in particolare, in alcune circostanze. Inoltre si può notare come mentre la parola “carità” derivi da “caritas” cioè amore, benevolenza e quindi, secondo il principio di carità, si aiuta il prossimo provando per esso compassione, nella concezione ebraica la zedakà, derivando da zedak cioè giustizia, è semplicemente la cosa giusta da fare. Implica, cioè, alcune conseguenze: infatti l'ebreo è obbligato a fare zedakà, indipendentemente dal fatto che nutra o meno sentimenti di amore o compassione verso chi sta aiutando. Per esempio: se un mendicante si comporta in modo offensivo e quindi non provoca amore bensì, irritazione, vi è ugualmente l'obbligo di fargli zedakà.
Ecco in sintesi, le norme per la zedakà:
- bisogna fare tutto quanto è possibile per non compromettere la dignità del bisognoso, si deve donare con volto cordiale senza mostrare la men che minima superiorità: l'atteggiamento con cui si dona è anche più importante di ciò che si dona;
- sarebbe bene che né il donatore né il destinatario della zedakà si conoscessero, per evitare imbarazzo in caso di incontro casuale. Per tale motivo è incoraggiata l'istituzione di un bossolo in cui tutti, quindi anche il povero, mettano la loro offerta;
- si può fare zedakà dando del lavoro o un prestito perché questo non è imbarazzante né umiliante. Meglio sarebbe non volere rimborso per il prestito, in questo caso però il beneficiario deve credere veramente che si tratti di un prestito, in modo da non compromettere la sua dignità;
- anche il povero ha l'obbligo di dare zedakà in questo modo egli acquisisce maggior dignità;
- c'è un chiaro ordine di priorità per quanto riguarda chi deve ricevere zedakà: per primi i familiari bisognosi, poi i vicini e, quindi, i concittadini. Però i poveri d'Israele e di Gerusalemme hanno una speciale priorità. Un ebreo ha l'obbligo di dare anche ai poveri non ebrei ed alle Istituzioni non ebraiche della sua città;
- quando è possibile, è preferibile dare direttamente a una persona povera piuttosto che a un'Ente o Associazione, com'è preferibile dare piccole quantità di zedakà ogni giorno piuttosto che una soma grande di volta in volta, anche se le cifre sono le stesse, perché ogni atto di zedakà è una mitzvà in sé;
- si dovrebbe dare in zedakà il 20% del proprio reddito.

Al Signore appartiene la terra e tutto quanto è in essa, l'universo e i suoi abitanti.....Chi salirà sul monte del Signore?.....L'uomo dalle mani pulite.....Costui riceverà benedizione (berekhà) dall'Eterno e giustizia (zedakà) dal Dio della sua salvezza” (Salmo 24)
Da questo salmo deriva la mitzvà della zedakà .Infatti nel Salmo 24 i concetti di “benedizione” e “giustizia equilibratrice( equità)” vengono messi in stretto rapporto fra loro: le berehot sono rivolte generalmente dall'uomo verso Dio e la zedakà dall'uomo verso l'uomo. L'uomo, tuttavia, per ricevere a sua volta berekhà e zedakà, deve fare atti di benedizione e giustizia. La berekhà è l'atto con cui l'uomo riconosce che non ha diritto di mangiare alcun alimento se prima non ha detto la relativa benedizione poichè: “ Chi gode di questo Mondo senza dire la benedizione,è come se commettesse un furto”. Così si può dire che: “ Chi gode dei suoi averi senza prima aver fatto opera di zedekà, è come se commettesse un furto.”
Riconoscere i limiti del potere dell'uomo, dare ad altri più bisognosi qualcosa da noi prodotto e di cui ci si considera leggittimi proprietari, è uno degli scopi educativi fondamentali di tutte le mitzvot. Per questo è scritto:” Grande è la zedzkà perchè porta la redenzione del mondo.”

( Tratto da “Lunario della rivista Shalom” 2005-06 )

– Zedakà = Atto di giustizia equilibratrice o elemosina.
– Mitzvot (pl. di mitzva) = Azioni giuste dovute a Dio.
– Berehot (pl. di berekha = Benedizioni

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