giovedì 6 agosto 2009

DA VALDO DA LIONE ALLA CHIESA VALDESE 4


La proposta di Valdès non è un fatto isolato nell'Europa medioevale. Nascono infatti numerosi movimenti di dissenso dalla Chiesa di Roma.
Nella Francia meridionale nasce il movimento dei Catari, poi sterminati da una feroce crociata benedetta da Papa Innocenzo III all'inizio del Duecento. Nello stesso tempo ,nell'Italia del Sud, il frate calabrese Giocchino da Fiore annuncia l'avvento di una nuova epoca; alle sue idee si ispireranno, all'inizio del'300, gli Apostolici di Fra Dolcino,rifugiatisi in Valsesia e martirizzati a Biella..
Nel XIV Sec. , in Inghilterra, John Wyclif sostiene la superiorità della Scrittura sulla gerarchia ecclesiastica. Nel 415 viene arso sul rogo Jan Hus, dalla cui predicazione era nato in Boemia un movimento, la cui ala più radicale, i Taboriti, instaura una stretta collaborazione con i Valdesi.
Nell'Italia dell'inizio del '200, l'esperienza di Francesco di Assisi, può essere a ragione accostata a quella di Valdès: lo stesso desiderio di autenticità evangelica, espresso nell'abbandono delle ricchezze, nell'imitazione della comunità apostolica. Tuttavia essi propongono differenti concetti di obbedienza evangelica, che li conducono a scelte diverse. La disponibilità di Francesco alla sottomissione al governo della Chiesa spiega l'approvazione che egli ottiene da InnocenzoIII.
La radicale distinzione fra l'autorità del Cristo e quella della gerarchia ecclesiastica porta invece Valdès e i Poveri di Lione al bando dalla Chiesa di Roma e alla vita clandestina.

martedì 4 agosto 2009

DOLCEZZA DEGLI OCCHI


Dolcezza degli occhi
dei dolci asini
lungamente amati.
Morbido muso
schivo di carezze
increspato
dalla tragica voce.
Oh asino, asino
povero ed essenziale,
asino incompreso
asino frugale
asino affardellato
di polvere e di sole.
Asino poesia
asino immagine
quando m'apparisti
fra le margherite.

Poesia e illustrazione di L.Pepe Diaz

LABORATORIO DEL COLORE-I MATERIALI


IL COLORE
Si preferisce l'uso della tempera che, essendo molto coprente e compatta, permette campiture di colore ben definite e segni ben netti; ha un effetto visivo brillante e non presenta difficoltà d'uso. E' facilmente controllabile perchè, per la sua consistensa, raramente provoca spiacevoli gocciolamenti. Inoltre, essendo atossica e di facile ripulitura sugli abiti, si presta molto bene ad essere adoperata con le mani. E' preferibile la tempera già pronta in flacconi a quella in polvere perchè di colore più brillante. Si usano solo i colori primari, il bianco e il nero.
PREPARAZIONE DEL COLORE O "DELLA MISTURA MAGICA".
Si procede nel seguente modo: in un contenitore si mettono tre pugni di farina bianca, si aggiungono tre cucchiai di colore tempera e poi si aggiunge gradualmente acqua girando continuamente il composto fino ad avere la consisitenza di una crema.
Questa mistura rende il colore più pastoso e quindi più materico,adatto ad un approccio sensoriale, con le mani. E' preferibile usare la farina e non la colla, perchè rende il colore più piacevole al tatto e non viscido.
Si prepara il colore assieme ai bambini che impareranno così gradualmente e farlo da sè
LA CARTA
E' quella da pacco bianca di medio spessore che è resistente e ha basso costo.E' acquistabile a peso e si dovrà tagliare in fogli rettangolari(cm.50/70).Si privilegia questa dimensione perchè sufficiente a permettere vaste esplorazioni con i colore ma non così grande da poter diventare uno spazio ampio e sconosciuto che potrebbe intimorire e scoraggiare.Il foglio va adoperato dalla parte ruvida e poggiato a terra dal bambino nella posizione che preferisce.A seconda della scelta orizzontale o verticale, il bambino paleserà al'attento Educatore il suo rapporto con lo spazio-foglio (nessun timore e desiderio di scoperta o bisogno di una nicchia di sicurezza).
Si è scelta la posizione a terra per dipingere con le mani perchè permette una maggiore libertà di movimento(coinvolgendo tutto il corpo) ed evita sgocciolamenti.
I PENNELLI
Vengono usati molto tardi:devono essere di buona qualità , numerosi e di svariati tipi, piatti e rotondi dal N°4 al N°6.
Quando si useranno ne verrà spiegata semplicemente ma accuratamente l'uso , la pulizia e come riporli.

sabato 1 agosto 2009

DA VALDO DI LIONE ALLA CHIESA VALDESE 3


Nel Medioevo i Valdesi non sono legati ad una precisa localizzazione geografica. Già durante la vita di Valdès si ha una forte espansione in Lombardia, dove il movimento prende il nome di "Poveri Lombardi". Essi danno rilievo alla solidarietà, allo spirito comunitario ed al lavoro manuale. A Milano aprono una schola valdese e a Bergamo si tiene nel 1218 un importante incontro tra i Valdesi di Lione e i Valdesi lombardi. La Lombardia diviene così un ponte per l'espansione del valdismo nell'Europa occidentale, in particolare in Austria e Germania.
Forti comunità Valdesi si formano nelle valli del piemonte occidentale (Pinerolo), le cosiddette "Valli Valdesi".
Nonosstante la repressione, i Valdesi si organizzano: I loro predicatori sono chiamati barba cioè zii, in contrapposizione ai padri cattolici. Essi percorrono le strade d'Europa e, secondo itinerari precisi, visitano periodicamente piccoli gruppi di credenti e simpatizzanti. Durante le pause invernali, si riuniscono in un edificio, per approfondire lo studio della Bibbia. Uno di questi è ancora visitabile a Pradeltorno, in val D'angrogna, in Piemonte, ed è denominato la scuola dei barba ( vedi illustrazione).

ZEDAKA'


Qual'è il significato del fare l'elemosina nell'ebraismo? Prima di tutto quest'azione è doverosa e non facoltativa, facendo parte delle numerose mizvot che l'ebreo è tenuto a fare nella sua vita ed, in particolare, in alcune circostanze. Inoltre si può notare come mentre la parola “carità” derivi da “caritas” cioè amore, benevolenza e quindi, secondo il principio di carità, si aiuta il prossimo provando per esso compassione, nella concezione ebraica la zedakà, derivando da zedak cioè giustizia, è semplicemente la cosa giusta da fare. Implica, cioè, alcune conseguenze: infatti l'ebreo è obbligato a fare zedakà, indipendentemente dal fatto che nutra o meno sentimenti di amore o compassione verso chi sta aiutando. Per esempio: se un mendicante si comporta in modo offensivo e quindi non provoca amore bensì, irritazione, vi è ugualmente l'obbligo di fargli zedakà.
Ecco in sintesi, le norme per la zedakà:
- bisogna fare tutto quanto è possibile per non compromettere la dignità del bisognoso, si deve donare con volto cordiale senza mostrare la men che minima superiorità: l'atteggiamento con cui si dona è anche più importante di ciò che si dona;
- sarebbe bene che né il donatore né il destinatario della zedakà si conoscessero, per evitare imbarazzo in caso di incontro casuale. Per tale motivo è incoraggiata l'istituzione di un bossolo in cui tutti, quindi anche il povero, mettano la loro offerta;
- si può fare zedakà dando del lavoro o un prestito perché questo non è imbarazzante né umiliante. Meglio sarebbe non volere rimborso per il prestito, in questo caso però il beneficiario deve credere veramente che si tratti di un prestito, in modo da non compromettere la sua dignità;
- anche il povero ha l'obbligo di dare zedakà in questo modo egli acquisisce maggior dignità;
- c'è un chiaro ordine di priorità per quanto riguarda chi deve ricevere zedakà: per primi i familiari bisognosi, poi i vicini e, quindi, i concittadini. Però i poveri d'Israele e di Gerusalemme hanno una speciale priorità. Un ebreo ha l'obbligo di dare anche ai poveri non ebrei ed alle Istituzioni non ebraiche della sua città;
- quando è possibile, è preferibile dare direttamente a una persona povera piuttosto che a un'Ente o Associazione, com'è preferibile dare piccole quantità di zedakà ogni giorno piuttosto che una soma grande di volta in volta, anche se le cifre sono le stesse, perché ogni atto di zedakà è una mitzvà in sé;
- si dovrebbe dare in zedakà il 20% del proprio reddito.

Al Signore appartiene la terra e tutto quanto è in essa, l'universo e i suoi abitanti.....Chi salirà sul monte del Signore?.....L'uomo dalle mani pulite.....Costui riceverà benedizione (berekhà) dall'Eterno e giustizia (zedakà) dal Dio della sua salvezza” (Salmo 24)
Da questo salmo deriva la mitzvà della zedakà .Infatti nel Salmo 24 i concetti di “benedizione” e “giustizia equilibratrice( equità)” vengono messi in stretto rapporto fra loro: le berehot sono rivolte generalmente dall'uomo verso Dio e la zedakà dall'uomo verso l'uomo. L'uomo, tuttavia, per ricevere a sua volta berekhà e zedakà, deve fare atti di benedizione e giustizia. La berekhà è l'atto con cui l'uomo riconosce che non ha diritto di mangiare alcun alimento se prima non ha detto la relativa benedizione poichè: “ Chi gode di questo Mondo senza dire la benedizione,è come se commettesse un furto”. Così si può dire che: “ Chi gode dei suoi averi senza prima aver fatto opera di zedekà, è come se commettesse un furto.”
Riconoscere i limiti del potere dell'uomo, dare ad altri più bisognosi qualcosa da noi prodotto e di cui ci si considera leggittimi proprietari, è uno degli scopi educativi fondamentali di tutte le mitzvot. Per questo è scritto:” Grande è la zedzkà perchè porta la redenzione del mondo.”

( Tratto da “Lunario della rivista Shalom” 2005-06 )

– Zedakà = Atto di giustizia equilibratrice o elemosina.
– Mitzvot (pl. di mitzva) = Azioni giuste dovute a Dio.
– Berehot (pl. di berekha = Benedizioni

mercoledì 29 luglio 2009

TI HO FATTO VIVA ( a mia figlia)


Ti ho fatta viva
ora non più mia
ma delle cose
che ti stanno intorno,
di quelli
che diranno per te
parole.
Io no,
noi parlavamo
nel silenzio del grembo,
mi rispondevi
frullio d'ali
fremito d'acque.
Ed ora
tu non sei più
me stessa
tu sei persona.

Poesia ed illustrazione di L.Pepe Diaz

L'AMBIENTE DEL LABORATORIO DI CREATIVITA'


La scelta dell'ambiente del Laboratorio dovrà essere accurata. E' sufficiente uno spazio che consenta ad un piccolo gruppo (max.9 bambini) di muoversi agevolmente per prendere i materiali, spostarsi nello spazio e poter lavorare a terra, ma non così vasto da poter costituire fonte di ansia per i piccoli che amano ambienti raccolti e a loro"misura". Questo spazio dovrà essere molto luminoso e facilmente areabile. Sarà presente una fonte d'acqua o, in mancanza, essa si situerà nelle vicinanze . Il pavimento dovrà essere di un materiale facilmente lavabile e che non assorba i colori e verrà comunque ricoperto da un pesante telo di plastica trasparente al momento di ogni incontro. Inoltre si priviligerà un luogo appartato e protetto da fonti di rumori od ogni altro tipo di distrazione che possano interrompere la concentrazione ed il processo creativo. Se allestito a scuola, non sono quindi fruibili i saloni,i corridoi o l'aula stessa. Dovendo sacrificare qualcosa, meglio un po' di spazio che la "privacy". Le pareti dovranno essere bianche ed allestite esclusivamente con i lavori dei bambini. Vi saranno scaffali bassi dove tutto il materiale sia a disposizione e di facile accesso.
L'ambiente del Laboratorio sarà per i fruitori "un luogo speciale", protetto, silenzioso e luminoso.

lunedì 27 luglio 2009

DA VALDO DI LIONE ALLA CHIESA VALDESE 2


Con il passare del tempo si forma nei Valdesi la coscienza di essere una comunità cristiana autonoma, con una sua identità,contrapposta a quella di Roma. Caratteristiche del loro pensiero sono il rifiuto del giuramento e della menzogna, letti alla luce del Vangelo. Inoltre essi negano il Purgatorio: nella vita esistono solo due vie, il peccato o la grazia. Non esistono prove di appello, intercessione dei Santi,messe in suffragio...Viene contestata anche l'autorità della Chiesa di Roma fondata sulla"donazione di Costantino". Secondo una leggenda, nel IV Sec. l'Imperatore Costantino, ammalatosi gravemente, fu guarito dal Vescovo di Roma Silvestro. Costantino, per riconoscenza, gli dette tutti i diritti sulla parte occidentale del regno. Su questa base, la Chiesa di Roma rivendica il diritto di esercitare non solo il potere spirituale, ma anche quello temporale.
I Valdesi vedono in ciò un tradimento della missione apostolica di una Chiesa che si fa dominatrice e non " serva" dei poveri e degli umili.

L'illustrazione mostra, nella Lione del '400, il quartiere dove viveva Valdès; al centro la srada in cui abitava che, dopo la cacciata, fu chiamata " via maledetta".

venerdì 24 luglio 2009

RICORDO DI UN LAGO


Appena spenti
i rombi di guerra
io piccina,
mio padre nocchiero,
costeggiavamo
le sponde del lago.
Acque calme
silenti e profonde.
Occhio di cielo
innammorato
di dolci declivi
di spalliere fiorite.
Dondolio di barche
agli ormeggi
dove l'onda lenta
si frange
all'ombra di salici
specchiati
mossi da un vento
sottile.
Era questa la pace?
La bimba non sapeva,
ma il piccolo cuore
s'acquetava.

Poesia di L.Pepe Diaz

L'UMILTA' NELL'EBRAISMO


La vera umiltà è giudicare sé stessi con severità e gli altri con comprensione.
Per una persona umile persino il più ostinato dei peccatori merita rispetto , poiché non conosciamo la verità essenziale di un'altra persona, perciò io non sono in grado di mettermi nei suoi panni. La verità, nella totalità, è nota a Dio solo. Ed egli desidera essere umile, nel suo scendere al livello delle sue creature unendosi al suo popolo in esilio. Da ciò si apprende che l'umiltà, pur non essendo compresa nei dieci comandamenti, è implicita in essi, poiché è scritto “ l'uomo deve seguire le strade di Dio “: come Egli è umile, così dobbiamo esserlo noi ed ancor più. Molti aforismi del Talmud elogiano l'umiltà come una delle virtù di Dio. Non abbandonò Egli forse le alte cime dei monti per concedere la Torà sul Sinai, che tra i monti è il meno alto? Non trascurò gli alti alberi per parlare a Mosè nel roveto? In altre parole, è attraverso l'umiltà che la Torà si conserva.
“Anche se sei perfetto in ogni cosa, se non hai l'umiltà non hai nulla” dice il Talmud . E il Midrash dichiara: “ queste sono le sette ricompense assegnate all'uomo e alla donna umile: avranno la loro parte nel mondo a venire; il loro insegnamento verrà ricordato; la Shekinà poserà su di loro; sarà loro risparmiato qualsiasi castigo; non accadrà loro mai nulla di male; il mondo intero si dispiacerà insieme con loro, e, soprattutto, l'uomo umile non dovrà vivere con una donna malvagia (e viceversa ),
E ancora nel Talmud: “Anche se il mondo intero ti dice che sei un tzaddiq, cioè un giusto, tu dì a te stesso che sei un malvagio, un rashà”. In altre parole il vero giusto è colui che ritiene di non esserlo. Il Midrash ricorda un utile consiglio che Rabbi 'Aquiva dette a Shim'on ben 'Azzay :
“ Spostati dal seggio che ti è destinato all'Accademia: arretra di qualche fila, fin quando la gente comincia a dirti di andare più avanti e più in alto; e anche allora, non andare, perché è meglio quando la gente ti dice di salire ad un seggio più alto che quando ti gridano di farti più indietro.”
Ma anche l'umiltà richiede prudenza.
Sentiamo un aneddoto: la cattedra rabbinica di una grande comunità era vacante, e i maggiorenti si recarono a supplicare un celebre studioso affinché accettasse quel posto di prestigio. Ma il maestro rifiutò dicendo:” Non sono io l'uomo di cui avete bisogno: mi mancano conoscenza ed esperienza, non sono abbastanza dotto ne abbastanza pio”. Col cuore spezzato, i maggiorenti, colti nel profondo dalla sua umiltà, offrirono la carica a un altro candidato. Questi aveva sentito riferire la conversazione col primo candidato e quanto i capi fossero rimasti impressionati dalla modestia di lui, perciò rispose allo stesso modo: “ Non sono io la guida spirituale di cui avete bisogno...mi mancano così tanti requisiti...” A quel punto un suo amico, che era presente, sussurrò: “Basta, non è bene per te continuare su questo tono. A te crederanno.” Ovviamente il problema, col secondo candidato, era che la sua umiltà era falsa.
A proposito di umiltà, il grande maestro chassidico Rebbe Bunam di Pshiske disse: “ Ciascuno dovrebbe tenere un pezzo di carta in ciascuna delle sue tasche. Su un pezzo dovrebbe trascrivere il detto talmudico, “Il mondo intero è stato creato solo per me”; ma l'altro dovrebbe recare il versetto biblico:” Io che sono polvere e cenere”.Quel che conta è non confondere le tasche.

Note: Shekinà è la presenza reale di Dio in terra .Per es. Durante il Sabato , la Shekinà è presso colui che lo santifica .

Tratto da: “ Le storie dei saggi” di Elie Wiesel. Ed. Garzanti

DA VALDO DI LIONE ALLA CHIESA VALDESE 1




Verso il 1170 un ricco mercante di Lione, Valdès(Valdo), al termine di una crisi religiosa, sceglie di vivere come gli Apostoli, seguendo Gesù. Fa quindi tradurre brani della Bibbia nella lingua del popolo, per poterli leggere, dona ogni sua ricchezza e sceglie di vivere in povertà, predicando l'Evangelo.Questa sua scelta, all'epoca, non è un fatto strano; lo è, invece, quella di non entrare in convento e di rimanere un laico.
Da queste decisioni, strettamente collegate fra loro, scaturisce una seconda interpretazione: il fatto di leggere la Bibbia in una lingua che non sia il latino non è una eresia, ma predicarla in pubblico da parte di chi non è un sacerdote, contrasta con le direttive della chiesa del tempo. La questione non è tanto quella dell'obbedienza o meno alla chiesa, ma la scelta decisiva di obbedire solo alla Bibbia, la quale viene ad assumere un valore normativo; è quindi messo in discussione uno dei fondamenti della chiesa di Roma: l'autorità del Vescovo.
La personalità e la predicazione di Valdès colpiscono uomini e donne che seguono il suo esempio; nasce così il movimento dei "Poveri di Lione".
Espulso da Lione, il movimento di disperde in ogni direzione, dando luogo ad un profondo rinnovamento spirituale.
Scomunicati dalla chiesa di Roma, i "Poveri di Lione" vivranno la loro fede in clandestinità per oltre tre secoli, esclusi dalla chiesa, bollati come "eretici" da combattere ed estirpare.

I TEMPI DEL BAMBINO


Durante il lavoro in Laboratorio bisogna tener conto della differenza fra tempo e tempi del bambino e dell'adulto. Nel bambino di età prescolare il concetto di tempo non è ancora ben definito ed è somigliante ad un unico presente immanente. I tempi di azione di un bambino sono più lenti di quelli di un adulto perchè egli, mentre agisce, impara e memorizza modalità d'uso e caratteristiche delle materie con cui interagisce. Questo apprendimento, oltre che tempi lunghi, richiede ripetitività per fissare i concetti nella memoria. I gesti degli adulti, invece, sono ormai automatizzati ed anche quando si trovano a contatto con qualcosa di nuovo, hanno già un notevole bagaglio di cognizioni di base che vengono in aiuto.
Quindi tempi lunghi e ripetitività per il fare e l'agire, ma tempi brevi di attenzione e concentrazione sono caratteristiche dei bambini.
L'attenzione e la concentrazione di breve durata, in parte , sono causati dalla grande molteplicità di stimoli che giungono dal mondo al bambino. Inoltre i flash d'immagini continui e sovrabbondanti che offre la TV( a cui non corrisponde l'adeguata decodificazione da parte dell'adulto), lo abituano a rapidissimi e continui spostamenti e aggiustamenti dell'attenzione, riducendone sempre di più i tempi. Nel Laboratorio, quindi, l'Educatore deve tener conto dei reali tempi di lavoro che occorrono al gruppo e al singolo , rispettandoli, così che i bambini compiano i loro percorsi di apprendimento e di sviluppo senza essere pressati perchè siano più veloci o vengano bruscamente interrotti.A tale scopo si avrà cura di preparare psicologicamente l'inizio della seduta di lavoro e si avvertirà, con calma, un po' prima del tempo, che essa sta per finire., coltivando la difficile arte del saper attendere. Il materiale stesso e le proposte del Laboratorio si sono inoltre rivelate come ottimizzatori dei tempi di concentrazione dei bambini, prolungandoli spontaneamente dietro la molla dell'interesse e del totale rispetto per il loro lavoro creativo.

martedì 16 giugno 2009

PER DARMI UNA MANO


Per darmi una mano
dal cielo a schiere discesero
gli Angeli del soccorso
e non mi trovarono.


Raffaele Carrieri

martedì 26 maggio 2009

INSONNIA


Notti insonni
mi venite a trovare.
Pensieri e progetti
a spirale.
Corpo smembrato
gambe al galoppo
per fantasiosi
sentieri,
mani che afferrano
aria e lenzuola.
Interminabili ore
mi tengono in ostaggio
e la mente non sa
trovare riposo.


Poesia e illustrazione di L.Pepe Diaz

Lavoro dei bambini


Questo grande lavoro collettivo è stato eseguito su carta con colori a tempera da un gruppo di bambini dai 7 ai 9 anni, ispirandosi ai lavoei artistici del pittore Undertwasser, sul quale hanno lavorato durante questo anno scolastico e che amano molto per i suoi colori vivaci e i contenuti fiabeschi rispetto ad una città o a delle case ideali.

lunedì 18 maggio 2009

DA PABLO NERUDA


........
Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marcia, chi non rischia e cambia colore dei vestiti, chi non parla e chi non conosce.
Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su bianco e i puntini sulle i piuttosto che un'insieme di emozioni, proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti all'errore e ai sentimenti.
Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul lavoro, chi non rischia la certezza per l'incertezza, per inseguire un sogno, chi non si permette, almeno una volta nella vita, di fuggire ai consigli sensati.
Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi non ascolta musica, chi non trova grazia in sè stesso.
Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio, chi non si lascia aiutare, chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna e della pioggia incessante.
Lentamente muore chi abbandona il progetto prima di iniziarlo, chi non fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare.
Soltanto l'ardente pazienza, porterà al raggiungimento di una splendida felicità.

CARRETTERA


Non c'è spazio ne tempo
per gli zoccoli lenti
solo un'attesa che attende
da sempre alla meta.

Solo il caldo
e il silenzio dell'estate,
ma, soprattutto,
una mosca che ronza...


Poesie ed illustrazione di L.Pepe Diaz

domenica 17 maggio 2009

LETTERA AD UN AMICO ANTISIONISTA


"...tu dichiari, amico mio, di non odiare gli ebrei, di essere semplicemente "antisionista". E io dico, lascia che la verità risuoni alta dalle montagne, lascia che echeggi attraverso le valli della verde terra di Dio: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei, questa è la verità di Dio, che il suo Popolo sarebbe ritornato nella gioia per ricostruire la terra di cui era stato depredato. Questo è il sionismo, niente di più, niente di meno...E che cos'è l'antisemitismo? E' negare al popolo ebraico un diritto fondamentale che rivendichiamo giustamente per la gente dell'Africa e accordiamo senza riserve ad altre nazioni del globo. E' una discriminazione nei confronti degli ebrei per il fatto che sono ebrei, amico mio, In poche parole è antisemitismo...
Lascia che le mie parole echeggino nel profondo della tua anima: quando qualcuno attacca il sionismo, intende gli ebrei, puoi starne certo."

Martin Luter King- "Letter to an Anti-Zionist Friend"
Saturday Review XLVII ( agosto 1967)

martedì 12 maggio 2009

DA PABLO NERUDA


.........

Altri giorni verranno, sarà inteso
il silenzio di piante e di pianeti
e quante cose pure accadranno!
Avranno odor di luna i violini|
Il pane sarà forse come tu sei:
avrà la tua voce, la condizione di grano,
e altre cose con la tua voce parleranno:
i cavalli perduti dell'autunno.
Anche se non sarà come disposto
l'amore empirà grandi barili
come l'antico miele dei pastori,
e tu nella polvere del mio cuore
( ove saranno immensi magazzini )
andrai e tornerai tra le angurie.

...........

lunedì 11 maggio 2009

Ruolo dell'educatore in Toccarconmano


L'Educatore dovrà predisporre in modo corretto l'ambiente, favorendo la stimolazione; porsi all'ascolto del bambino e rispondere ai suoi bisogni assumendo caratteistiche di regista, attraverso un'attenta osservazione.
Tale comportamento dovrà seguire queste linee:
A) essere un'interlocutore sempre attento e presente
B) rispettare e dare valore alle idee originali del bambino ed aiutarlo a scoprirne il significato;
C) fornire stimoli inerenti alle materie espressive e percorrere col bambino il processo che conduce alla soluzione;
D) fare in modo che il bambino apprenda le tecniche espressive e le loro semplici regole per facilitare l'espressione stessa;
E) ripettare le domande del bambino, dandogli sempre ascolto, e guidarlo percè, dove sia possibile, trovi da solo le risposte:
F) aiutare il bambino che presenta difficoltà ad inserirsi nel gruppo ed a rapportarsi col materiale secondo sperimentate tecniche " soft ";
G) sostenere il bambino che presenta difficoltà nell'approccio col materiale in modo discreto e graduale fino a che cessi la paura ed il bambino spontaneamente inizi a laviorare, senza preoccupazioni se i tempi potranno essere lunghi;
H) rispettare i tempi del bambino non abligandolo a cessare il lavoro all'improvviso o bruscamente e non sovrapporsi mai a lui nel suo lavoro con richieste o interventi che gli sono estranei.
In conclusione , l'Educatore sarà colui che: PREDISPONE( l'ambiente , i materiali ecc.), PROPONE ( dando stimoli e fornendo le regole di utilizzo dei materiali ), STIMOLA ( partecipando attivamente al gruppo di lavoro cogliendo le richieste di dialogo o spiegazione, con interventi indiretti e non agendo mai direttamente sul contenuto del lavoro del bambino), GARANTISCE ( che le regole del gioco, di tipo sociale, vengano rispettate e che ognuno sia seguito e accettato empaticamente per il lavoro che esegue).

domenica 10 maggio 2009

TI VOGLIO PARLARE ( a mia madre )


Mamma,
voglio parlarti dei nostri momenti
di complicità pervasi
dilatati nel tempo.
Solo quelli
voglio ricordare.
Fra noi l'ironia
e le risate,
le piccole infrazioni
a una vita borghese.
Nel ristorante
il panino imboscato,
le incursioni al mercato,
la notte insonne
a caccia di zanzare,
il tè con le torte viennesi
l'allarme
che non voleva tacere,
il grasso d'oca sul pane nero,
tutte le torri
di S. Gimignano,
il caffè lungo
nel bar malfamato,
le maratone
per acquisti un po' pazzi,
e lo spumante al mattino.
Sono morsi di vita
che vivemmo insieme,
sono pochi,
ma te li rendo,
mamma,
come i più bei ricordi.


Poesia di L.Pepe Diaz

Auguri a tutte le mamme del mondo


Per molto tempo ho pensato a questa ricorrenza con un po' di fastidio per il suo indiscutibile lato consumistico poi, invecchiando, si riflette di più e, soprattutto ,quando accadono eventi nella propria vita che ti obligano a farlo. Un anno fa mia figlia è diventata mamma per la prima volta e sei mesi fa mia mamma si è addormentata per sempre. Ora sento la mancanza del telefonarle, in questa mattina, per farle gli auguri. Chi mi conosce sa quali fossero i sentimenti contrastanti che a lei mi legavano e quanto io abbia sofferto a causa sua e per la sua lontananza. Ma adesso lei non c'è più, il mio animo si era già quietato durante la sua lunga vecchiaia, figlia ormai vecchia anch'io e in grado di discernere e capire meglio molte cose, più incline finalmente al perdono. Il tempo che passa è clemente verso la memoria di chi non c'è più e così ora sento soltanto una struggente nostalgia nei suoi confronti. Non è sciocco dire che ci si ritrova tristemente orfani ad ogni età con la sensazione di un vuoto di un passato remoto che nessuno potrà più raccontarci.
A mia figlia, che vedo così appagata e felice col suo/ nostro Francesco Noh (deliziosamente propenso al sorriso ) , invio gli auguri più belli perchè sia sempre felice col suo bimbo per lunghissimo tempo, come lo è ora e la ringrazio per avermi dato un così caro e bel nipote.

sabato 9 maggio 2009

ANNIVERSARIO UNIONE EUROPEA


Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.L'Unione europea (UE) è un'organizzazione di tipo sovranazionale e intergovernativo, che dal 1º gennaio 2007 comprende 27 paesi membri indipendenti e democratici. La sua istituzione sotto il nome attuale risale al trattato di Maastricht del 7 febbraio 1992 (entrato in vigore il 1º novembre 1993), al quale tuttavia gli stati aderenti sono giunti dopo il lungo cammino delle Comunità europee precedentemente esistenti.

L'Unione consiste attualmente di una zona di libero mercato, detto mercato comune, caratterizzata, tra l'altro, da una moneta unica, l'euro, regolamentata dalla Banca centrale europea e attualmente adottata da 16 dei 27 stati membri; essa presenta inoltre una unione doganale nata già con il trattato di Roma del 1957 ma completata fra i paesi aderenti agli accordi di Schengen, che garantiscono ai loro cittadini libertà di movimento, lavoro e investimento all'interno degli stati membri. L'Unione presenta, inoltre, una politica agricola comune, una politica commerciale comune e una politica comune della pesca.

L'Unione europea non è una semplice organizzazione intergovernativa (come le Nazioni Unite) né una federazione di Stati (come gli Stati Uniti d'America), ma un organismo sui generis, alle cui istituzioni gli stati membri delegano parte della propria sovranità nazionale. Le sue competenze spaziano dagli affari esteri alla difesa, alle politiche economiche, all'agricoltura, al commercio e alla protezione ambientale. In alcuni di questi campi le funzioni dell'Unione europea la rendono simile a una federazione di stati (per esempio, per quanto riguarda gli affari monetari o le politiche ambientali); in altri settori, invece, l'Unione è più vicina ad una confederazione (per esempio, per quanto riguarda gli affari interni) o a un'organizzazione internazionale (come per la politica estera).

Gli organi principali dell'Unione comprendono il Consiglio dell'Unione europea (spesso chiamato nel gergo giornalistico Consiglio dei Ministri), la Commissione, la Corte di Giustizia, il Parlamento, il Consiglio europeo e la Banca centrale europea. L'istituzione dell'Europarlamento risale al 1950 e dal 1979 i suoi membri sono democraticamente eletti, in tutti i territori dell'Unione, a suffragio universale, per una durata in carica di cinque anni.

giovedì 7 maggio 2009

GLICINE


Grappoli viola
pallidi e pendenti
da un balcone barocco.
Un'infanzia
passata
contando il tempo
sulla clessidra viola
del glicine in fiore.
Un'infanzia passata
in un soffio leggero
tra il trascorrere
delle stagioni,
il fiorire e lo sfiorire
del glicine assonnato.
Tra i piccoli petali
vorrei racchiudere
le mie lacrime
in magici scrigni,
un grappolo di lacrime
buone
che dondoli, piano,
da un balcone barocco.

Poesie ed immagine di L.Pepe Diaz

Valdesi- Oggi : organizzazione


Sono circa 30.000, membri delle Chiese Valdesi e di quelle metodiste che dal 1979 hanno stretto un patto di unione con integrazione delle loro attività.
I Valdesi sono cristiani il cui perincipio è vivere la fede secondo i soli insegnamenti dell'Evangelo. Solo quanto è fondamento della predicazione apostolica costituisce la sostanza della fede Valdese: gli insegnamenti e le abitudini popolari che vengono dalla sola tradizione della chiesa, non supportati dalla Scrittura, vengono accantonati.
Il riferimento alla Scrittura è il fondamento per la chiesa e la sua organizzazione. Per tanto la chiesa non è una istutuzione che gestisce la salvezza, ma una comunità di credenti uniti al Cristo. Essendo Cristo unico mediatore, non ha ragion d'essere la figura del Sacerdote, poiché tutti i credenti sono uguali davanti a Lui. Pastore della chiesa è colui che è delegato alla predicazione, oltre ad altri credenti, preparati, detti Predicatori Locali. Ai ministeri della chiesa possono accedere uomini e donne, celibi o sposati, dopo aver affrontato gli opportuni studi teologici. La cura pastorale (oltre che al Pastore), e la direzione della comunità è affidata ad un consiglio di presbiteri (detti Anziani) eletti dasll'assemblea dei fedeli.
La chiesa, a livello centrale, è diretta dal Sinodo, composto dai deputati delle singole comunità. Il Sinodo nomina a sua volta un organo direttivo (la Tavola Valdese), presieduto dal Moderatore. Tutti gli incarichi sono a scadenza, in genere settennale, affidati a uomini e donne indistintamente.

lunedì 4 maggio 2009

Bri-Brì


Io sono il gatto di Ludovica e per questo penso, di diritto, di dover comparire nel suo Blog. Come potete notare sono belloccio e ho anche due ciuffi dietro le orecchie come le Linci. Sono vivace e intelligente. Sono combattitvo: non ho paura di niente. Voglio molto bene all'amica con cui condivido la casa e, a volte, le concedo qualche coccola, ma non voglio che ci si abitui troppo. Non sopporto le sgridate che lei mi propina per esempio se voglio mangiarmi una delle sue adorate piante. Siccome, di norma, resto impassibile, lei può darsi che mi dia uno scappellotto e allora, voi mi capite, per la mia dignità, gliene restituisco due. Ma di solito andiamo molto d'accordo e la seguo ovunque, ma prorio ovunque, anche sul lavello guando rigoverna i piatti. Imoltre mi piace moltissimo fare la pipì in contemporanea, uno di fronte all'altra, occhi negli occhi: lo trovo intimo. Detto ciò vi informo anche che sono molto bravo nel gioco del riporto della pallina nel quale credo di battere molti colleghi cani e gatti compresi. Penso proprio che la mia convivente possa essere contenta di me e vi saluto con un bel "Miaooo "....

Commento della convivente : E' adorabile , ma chi doveva adottarlo se non io ?

sabato 2 maggio 2009

SENTIRE


SENTIRE

Dei sensi
le indefinite voglie.
Del corpo
l'improvviso languore.
Udire l'albero
organo
d'ugole vibranti.
Guardare l'alba
come mai vista.
Scoprire il passo
farsi leggero
fra un turbinio
di semi, di pollini,
di vita.
Sentirsi
liberi, giovani
belli,
che tutto
si può osare.
E il cuore dice:
non ti spaventare,
è primavera.


Poesia e illustrazione di L.Pepe Diaz

I Valdesi : la loro storia


I Valdesi prendono il nome da Valdo, un mercante lionese che, intorno al 1170, vendette i suoi beni e si mise a predicare l'Evangelo ai suoi concittadini, come fece più tardi Francesco di Assisi.
Nel caso di Valdo, la gerarchia cattolica reagì però in modo critico e lo scomunicò.
I suoi seguaci, detti " i poveri di Lione" proseguirono la predicazione formando piccole comunità costrette, per le persecuzioni, a vivere in clandestinità.
La loro fede si ispirava al Sermone sul Monte: principi fondamentali erano il rifiuto della violenza, del giuramento, dei compromessi con il potere politico. Essi mantennero viva la loro presenza di fede in tutto il Medio Evo. Una delle zone in cui si rifugiarono furono le Alpi Cozie.
Quando sorse in Europo la Riforma protestante di Lutero, i Valdesi vi aderirono nel 1532, organizzandosi in comunità con predicatori propri.
Per 150 anni le Valli Valdesi furono un avanposto del protestantesimo europeo e perciò sottoposte ad attacchi da parte del governo cattolico sabaudo. Tristemente famose furono, nel 1655, le " Pasque Piemontesi ", un vero e proprio eccidio e nel 1686 la guerra di Luigi XIX a cui sopravvissero poche migliaia di Valdesi che si rifugiarono in Svizzera da dove rientrarono tre anni dopo con una memorabile marcia.

I diritti civili e politici, di cui erano privi, vennero riconosciuti ai Valdesi ed agli Ebrei il 17 febbraio 1848 da Carlo Alberto(data che i Valdesi festeggiano tutt'oggi. Così i Valdesi poterono iniziare a testimoniare la loro fede diffondendo la Bibbia e con un particolare impegno nel campo educativo. Accanto alle scuole, sorsero convitti, orfanotrofi, scuole di artigianato, ospedali, ricoveri per anziani ed asili. Durante il XIX Sec. i Valdesi si espansero con Comunità ed opere dal Piemonte alla Sicilia.

venerdì 1 maggio 2009




Una giornata per incrociare le braccia e godersi una meritata vacanza.
Il primo maggio, la festa dei lavoratori affonda le radici nella lotta di classe, nell’opposizione fra capitale e lavoro, due dei tre fattori della produzione che, a partire dalla rivoluzione industriale, hanno segnato fortemente la storia del capitalismo.

Il sangue dei morti di Haymarket, Chicago 1886, caduti negli scontri per mano della Polizia, segna la prima istituzionalizzazione della festa dei lavoratori effettuata oltreoceano.
L’eco degli eventi del continente americano determina l’ ufficializzazione della festività in Europa, sostenuta dai delegati socialisti della Seconda Internazionale riuniti a Parigi nel 1889. L’Italia la ratifica due anni dopo.

Il ventennio fascista cancella la data in rosso dal calendario in favore della più autarchica “festa del lavoro italiano” fissata al 21 aprile, in coincidenza con il Natale di Roma e bisognerà aspettare la fine della guerra, il 1945, per ripristinarla.
Il 1 maggio del 1947 la festa si tinge di sangue in uno degli episodi più bui della nostra storia contemporanea. A Portella delle Ginestre, vicino Palermo, i gregari del bandito Giuliano sparano su un corteo di circa duemila lavoratori in festa, uccidendone undici e ferendone una cinquantina. Un fatto inquietante per la Sicilia in particolare e per l’Italia in generale.

Oggi, a livello nazionale, si festeggia il primo maggio con un megaconcerto in Piazza San Giovanni a Roma. Dal 1991 i sindacati italiani CGIL, CISL e UIL organizzano annualmente nella capitale un concerto per celebrare la festa come momento di aggregazione ed al quale partecipano centinaia di migliaia di persone

L'ALBA


Sorgeva l'alba, le finestre chiare
sulla neve notturna, e già la rosa
del vento nella luce apriva il mare
al tratteggio dei gessi, alla mimosa

del sole giallo come fune: tutto
era memoria e oblio, quieto latte
di sonno e come un'ombra vaga il lutto
delle fiorite nuvole distratte.


Alfonso Gatto

sabato 25 aprile 2009

25 Aprile- Lettera di un partigiano condannato a morte


Achille Barilatti (Gilberto della Valle )

Di anni 22-studente in scienze economiche- nato a Macerata il 16.9.1921-Tenente di complemento di Artiglieria, dopo l'8 sett. '43 raggiunge Vestignano, sulle alture maceratesi, dove si vanno organizzando formazioni partigiane. Dal Gruppo "Patrioti Nicolò" è designato comandante del distaccamento di Montalto. Catturato all'alba del 22 Marzo '44, nel corso di rastrellamenti effettuati da tedeschi e fascisti , mentre 26 dei suoi sono fucilati immediatamente sul posto e 5 vengono salvati grazie al suo intervento, egli viene trasportato a Muccia (Macerata) ed interrogato da un ufficiale tedesco ed uno fascista. Fucilato senza processo alle ore 18,25 del 23 Marzo 1944, contro la cinta del cimitero di Muccia. Medaglia d'Oro al Valor Militare.

Mamma adorata,
quando riceverai la presente sarai già straziata dal dolore. Mamma, muoio fucilato per la mia idea.Non vergognarti di tuo figlio, ma sii fiera di lui. Non piangere mamma, il mio sangue non si verserà invano e l'Italia sarà di nuovo grande. Da Dita Marasli di Atene potrai avere i particolari sui miei ultimi giorni.
Addio mamma,addio papà, addio Marisa e tutti i miei cari; muoio per l'Italia.
Ricordatevi della donna di cui sopra che tanto ho amata. Ci rivedremo nella gloria celeste.
Viva l'Italia libera !
Achille

Pubblico questa lettera che fa parte di una vasta raccolta, come testimonianza di quanto dettero i partigiani di ogni orientamento politico per la liberazione del nostro paese da un regime dittatoriale che ci portò alla guerra ed alla rovina. Questa libertà riacquistata nella democrazia si festeggia oggi, giorno dedicato alla resistenza di allora e di sempre.Festeggiamo e rallegriamoci tutti.

venerdì 24 aprile 2009

ESTATE


Non ho tradito l'estate.
Anche oggi, anche stasera
sono qui
per farmi accarezzare
dalla luna...
ma di te non scriverò mai...

Poesia e illustrazione di l.Pepe Diaz

lunedì 20 aprile 2009

CREDERE SENZA VEDERE



Un imperatore disse al rabbino Yeoshua Ben Hanania: "Vorrei tanto vedere il vostro Dio". _"È
impossibile", rispose il rabbino. _"Impossibile? Allora, come posso affidare la mia vita a qualcuno che non posso vedere?". _"Mostratemi la tasca dove avete riposto l'amore per vostra moglie. E lasciate che io lo pesi, per vedere se è grande". _"Non siate sciocco. Nessuno può serbare l'amore in una tasca", rispose l'imperatore. _"Il sole è soltanto una delle opere che il Signore ha messo nell'universo, eppure non potete vederlo bene. Tanto meno potete vedere l'amore, ma sapete di essere capace di innamorarvi di una donna e di affidarle la vostra vita. Non vi sembra evidente che esistono alcune cose nelle quali confidiamo anche senza vederle?".

lettura tratta dal sito:
www.qumran2.net

LABORATORIO "TOCCARCONMANO" - A.I.L. BIELLA - FONDAZIONE CLELIO ANGELINO


Il Laboratorio è un luogo attrezzato e protetto dove i bambini possono svolgere attività creative secondo un particolare Metodo Didattico creato da L.Pepe Diaz, presso l'Ail Biella.Fondazione Clelio Angelino Onlus, in v:Malta, 3 a Biella, attivo dal 1996. E' frequentato da bambini dai 4 agli 11 anni, suddivisi in piccolo gruppi omogenei per età. Possono frequentare non solo bambini affetti da leucemia o con un genitore portatore di malattia oncologica, ma anche bambini con vari, lievi, disturbi fisici o psichici, segnalati da Assistenti Sociali, Educatori e Psicologi, ed, in particolare, dalla Neuropsichiatria Infantile. Sempre più vengono accolti bambini i cui genitori semplicemente desiderano far frequentare il Laboratorio per una loro precisa scelta pedagogica.
In questo ambiente, materiali di espressione grafico-pittorica e di manipolazione consentono al bambino di entrare in rapporto con l'ambiente, le cose e le persone in modo concreto, attraverso i sensi, e, in modo particolare, attraverso l'affettività.
Nel Laboratorio gli Educatori (in numero di uno ogni tre bambini), saranno compagni di gioco e di attività, attenti e amorevoli: dei facilitatori che offriranno stimoli e rassicurazioni , senza mai intervenire sul contenuto di quanto il bambino andrà creando e costruendo.
Questo personale è qualificato e preparato ad interagire con il bambino secondo un metodo educativo che privilegia il rapporto empatico, la rassicurazione e la gratificazione.
Atteggiamenti questi, rivolti a rafforzare l'auto-accettazione e, quindi, il concetto e la stima di sé.
Si privilegia l'educazione alla creatività e all'espressione libera e personale, in quanto ritenuta la più giusta e concreta via per la formazione dell'individuo originale, sicuro di sé, attento, disponibile ed interiormente ricco.
Dare la possibilità di esprimersi liberamente significa anche far scoprire che l'atto creativo ed il suo conseguente prodotto è accessibile e soddisfacente, accettabile da sé stessi e dagli altri, perché ci si è dati il permesso di assumere il rischio di provare a vedere cosa succede " giocando" liberamente con il colore-materia.
Le ormai confermate corrispondenze psichiche del colore, fanno sì che l'usarlo con le mani (in modo sensoriale), secondo le contrapposte valenze insite in esso, possa da un lato, essere una valvola liberatoria per esorcizzare violente emozioni e la paura, dall'altro un elemento rasserenante e rassicurante. Inoltre, la stimolazione dei sensi che si ottiene dal lavoro manuale con il colore materico e lo sforzo di apprendimento per padroneggiarlo, nella postura sdraiata a terra, che mette in gioco il proprio corpo tutto intero, porta ad un totale vissuto che può migliorare il coordinamento fisico e l'accettazione di un corpo spesso offeso dalla malattia.
Da quanto scritto si evince che il Laboratorio Toccarconmano è uno spazio privilegiato dove il bambino può costruire sé stesso in un suo personale percorso di crescita.

www.fondazioneangelino.it

domenica 19 aprile 2009

Una poesia per Milano


HO UNA CITTA'

Ho una città per sognare,
con lucide rotaie,
fili d'acciaio nell'aria
a strani, lunghi desideri,
di cemento e di vetro
lanciati verso il cielo.

Una città per smarrirsi
fra simmetrici viali,
in un respiro di catrame,
che preme che opprime,.
Una città che non mi vede
mentre l'ascolto, con amore..


Poesia e illustrazione di L. Pepe Diaz

Racconti Chassidici


"Quando Rabbi Enoch recitava il verso del Salmo: "I cieli sono i cieli del Signore, la terra la diede ai figli dell'uomo" , faceva una pausa e poi continuava: " I cieli sono i cieli del Signore, la loro natura, come vedete, é sempre divina. Ma la terra la diede ai figli dell'uomo perchè la trasformassero in celestiale."

Chassidismo: il movimento mistico che si diffuse negli ambienti ebraici dell'Europa centro-orientale ( specialmente in Polonia ),durante il diciottesimo e diciannovesimo secolo. Quasi annientato durante l'Olocausto, è risorto specialmente in America.

Brano tratto da " Racconti Chassidici " di Martin Buber Ed. Red

giovedì 9 aprile 2009

TERREMOTO IN ABRUZZO - PASSIONE DI CRISTO


L'aquila - Chiesa della Beata Antonia - affresco


Dopo i tristi eventi degli ultimi giorni
alcuni versi, tratti da una poesia di David Maria Turoldo:

(...)
Anche quando l'angoscia ci assale
donaci, o Padre, di non dubitare;
o anche di dubitare,
ma insieme di sempre più credere:
di credere alla tua fedeltà
e al tuo amore al di là di tutte le apparenze;
e con il tuo Spirito,
sempre presente nella nostra storia

(DAVID MARIA TUROLDO)


Da Luciana Bianca Cavalleri

giovedì 2 aprile 2009

SERMONE di L. Pepe Diaz, nel Tempio Valdese di Biella


LA FEDE E LE RELIGIONI


Ci fu un momento recente ed oscuro della storia in cui si chiedeva alle persone di qualificarsi secondo la propria fede di appartenenza, intesa come religione, usando questa identificazione come discriminante, con esiti funesti, spesso letali. Anche oggi, purtroppo, in alcuni contesti, questa appartenenza ad un credo porta a spiacevoli conseguenze, usata come arma impropria per tristi distinguo o per l'identificazione del nemico tout-court. E' la tendenza ad inquadrare ogni persona in un ben definito ambito per sentirlo diverso e poi fargliene pagare le conseguenze.
Io credo, ovviamente, che non ci possa essere alcuna qualifica che differenzi le persone in quanto tutte figlie di un medesimo ed unico Dio. Importante piuttosto può essere il capire la differenza fra Fede e Religione, troppo spesso confuse. Per fede s'intende la ferma credenza fondata su di una personale convinzione, in particolare mediante la fede religiosa si aderisce con l'intelligenza, e per virtù della grazia, ad una verità rivelata, non per la sua intrinseca evidenza, ma per l'autorità di Dio rivelatore: ”fede è sustanza di cose sperate ed argomento delle non parventi” scrive Dante.
La parola Religione deriva dal latino religare, cioè legare, mettere insieme delle credenze, delle norme, delle regole ed enunciati che leghino l'uomo alla divinità secondo specifiche direttive, spesso estremamente vincolanti.
Gli uomini, in tutti i tempi, hanno ritenuto necessario fondare religioni ( in modi diversi secondo la storia e la cultura di ciascun popolo ), perché vivendo in un sistema sociale, dal più piccolo nucleo familiare, fino ad arrivare alla più grande nazione, volendo vivere anche la propria fede in comunità, in essa non vi sia anarchia bensì ci si attenga tutti agli stessi fondamenti teologici, secondo determinate regole di vita e rituali liturgici, creando, nel maggior numero dei casi, una gerarchia sacerdotale che la amministri.
Dio ha creato l'uomo come essere sociale perché veda, nel volto del suo prossimo, sé stesso e, quindi, l'immagine stessa di Dio. Ogni società o associazione ha bisogno di darsi delle regole per sopravvivere e, da qui, la sentita necessità di codificare la propria fede in una religione. In particolare, le tre grandi religioni monoteiste, si rifanno a regole estrapolate in modo più o meno fondamentalista, da un libro sacro perché ritenuto rivelazione di Dio.
Gli Ebrei si rivolgono alla Torà (Antico Testamento) che contiene le prime parole fondamentali rivelate da Dio; i Cristiani sia all'A.T. che al Nuovo, nel quale è racchiuso il senso salvifico del nuovo patto di Dio attraverso la morte e resurrezione di Gesù, vero uomo e vero Dio; i Mussulmani credono nel Corano che considerano l'ultima rivelazione data da Dio al Profeta Maometto.
Per quanto ci riguarda, il Vangelo è la Parola di Dio che Gesù è venuto a spiegare perché fosse capita secondo l'ottica dell'amore di Dio Padre per i suoi figli e non come un'insieme di regole statutarie. In esso la regola prima ed unica alla quale tutto deve essere sottoposto è l'amore che, come un anello, congiunge Dio a noi e noi a Dio, passando attraverso l'amore per il nostro prossimo. Il Vangelo comprende veramente tutto quello che dovremmo sapere per camminare rettamente come figli di Dio, coeredi in Cristo e santi, cioè messi da parte per un compito particolare, quello di custodire e completare la creazione per l'avvento del Regno, attraverso l'evangelizzazione e le opere che scaturiscano come naturale corollario dalla Grazia gratuita elargitaci da Dio tramite il Suo Figlio Gesù. La comprensione di tutto ciò ci viene dalla Fede ispirata dallo Spirito Santo e non certamente dalla minuziosa attenzione a mettere in pratica molti precetti alla lettera alla maniera dei Farisei, che Gesù condannò per questo aspramente: questa non è la via alla santità che dobbiamo percorrere. Gesù, in questo senso, ci ha reso liberi. Questa libertà però non deve indurre al lassismo, perché, se è vero che non si deve essere fondamentalisti, non si tratta però di lasciar correre su molte cose perché può far comodo, perché rende la vita vissuta più egoisticamente, più comodamente o più, fra virgolette, “modernamente”.
La Fede senza le opere ispirate da Dio, e le opere senza i suoi precetti giustamente intesi, è cosa morta. Lo dice Giacomo nella sua lettera al cap. 1 ver.17: “Così è della Fede: se non ha le opere è per sé stessa morta, ” poiché il Signore ci ama ed ama che i suoi figli siano obbedienti oltre che amorevoli, Egli non ama certamente le religioni cosiddette “fai da te”, né quelle incartapecorite, chiuse in vecchi schemi disumanizzanti, né l'anarchia del cristiano che interpreta la sua libertà come libero comportamento spesso al di fuori delle regole che Dio stesso ha impartito.
Dio ci ha chiaramente parlato attraverso i Profeti; è sceso realmente in mezzo a noi e ci ha ancora parlato perché noi capissimo rettamente la sua volontà e, quindi, oltre a dire “sia fatta la Sua volontà” ( che è cosa giusta), la Sua volontà bisogna anche concretamente farla secondo la Sua Parola, seguendo Suo Figlio Gesù, il ns. buon Pastore, che è al di sopra di ogni Ministro ecclesiastico che ne possa in qualche modo rivendicare la rappresentanza . Nessun rappresentante, nessun mediatore, se non Dio stesso che parla a ciascuno di noi secondo la lingua e il grado di intendimento che egli può capire nel contesto storico, geografico e politico in cui ciascuno di noi vive: la Sua Parola è viva, qui accanto a noi e l'accertarsi di ogni cosa, studiandola, è il rafforzamento della Fede.
Scegliere una Religione da seguire piuttosto che un' altra può essere una questione di adesione personale ad un tipo di culto e di certe regole di vita piuttosto che ad altre, e, più spesso, la religione non viene scelta ma ereditata con la nascita: la Fede è un'altra cosa. Non necessariamente si vive una religione con fede né necessariamente da una religione scaturisce una Fede: la Fede perviene al ns. cuore per Grazia e al ns. intelletto per Spirito Santo; la Fede è un dono gratuito di Dio, noi possiamo rappresentare solo un tramite, un canale, che a volte Dio sceglie per condurre altri alla Fede.
Investigando la Parola che Dio ha rivolto a ciascuno di noi e all'umanità, la ns.anima s'impregna della Sua volontà e non ha che da metterla in pratica nella concretezza della vita in modo spontaneo e direi quasi automatico poiché il Signore fin dalla nascita in ciascuno di noi ha impresso la Sua immagine lasciandoci un piccolo seme divino nel cuore che vuole e sa germogliare secondo tempi a noi misteriosi.
Dio ha suscitato e continua a suscitare uomini giusti, uomini santi o Maestri ( come preferiamo chiamarli ), in ogni tempo e luogo perchè le nostre orecchie si aprano parimenti ai nostri cuori, perchè possiamo comprendere la sua volontà e quale sia il modo per meglio servirlo in fede d'amore. L'umanità spesso dimentica troppo in fretta i precetti del Signore per seguire vie più facili o più allettanti soffocando il suo seme divino nell'egocentrismo e nella sopraffazione del più debole, allora il Signore suscita in mezzo a noi questi uomini particolari che con la parola e l'esempio di vita ci scuotano dal torpore dell'anima e ci riconducano al Padre nostro Dio.
Egli ci richiama, più spesso di quanto noi sappiamo intendere, come un padre misericordioso, alla retta via, alla vita per fede e non alla morte degli aridi precetti: Egli è venuto in mezzo a noi per compiere il sacrificio estremo e donarci la salvezza sconfiggendo la morte. Egli è un Dio padre e madre, che ci parla una lingua di amore, lento all'ira e misericordioso, Egli ci porta sulle sue braccia e asciuga le nostre lacrime; è un Dio che ci ha promesso di raccoglierci presso di sé, nella sua casa, di restaurare quella terra che noi non abbiamo saputo ben custodire, là dove sarà sconfitta l'ultima nemica: la morte.
A questo Dio grande, meraviglioso e potente, di fronte al quale dovremmo stare con timore e tremore, amandolo con tutto noi stessi, noi dobbiamo una Fede pura raffinata come l'oro al fuoco della Sua Parola. Noi dobbiamo vivere questa Fede in comunità di fratellanza con il nostro prossimo al di là di qualsiasi barriere razziale o confessionale, secondo le amorevoli regole di vita che il Signore ci ha dato per il ns. bene, senza fuorviarle rendendole gabbie che inducono al peccato invece che alla santità. La Fede è un dono divino, la Religione è una necessità umana: si dovrebbe cercare un giusto equilibrio fra le due cose mai permettendo che la seconda prevalga sulla prima.
Sarebbe bello riuscire a rendere le Religioni più vive e vissute veramente vicino a Dio e quindi all'uomo, soprattutto impregnando la vita di ciascuno di noi della costante presenza di Dio, perchè dimenticarci di Lui è dimenticare noi stessi.
Termino narrando una storiella ebraica che mi sembra riassumere argutamente il pensiero che volevo trasmettere con queste mie riflessioni.
Due uomini siedono ad un caffè di Gerusalemme. Uno dei due, per molti indizi, ad un tratto capisce che chi divide il tavolo con lui è Dio in persona. Timoroso, gliene chiede conferma e, avutala, gli disse: “ Mio Dio, visto che ho questa grande occasione, vorrei chiederti una cosa che mi tormenta da sempre .” “ Chiedi pure, figliolo.” disse Dio“ Ecco, io vorrei sapere: ci sono tante religioni, Ebraesimo, Cristianesimo, Maomettenesimo, Buddismo, Induismo e così via... Qual'è quella giusta?” Dio rispose: “ Vorrei accontentarti, ma non ho una risposta: non mi sono mai interessato di religioni.”
Che il Signore ci illumini sempre perchè possiamo essere i suoi figli, santi, come Lui desidera che siamo. Amen.

OTTO COSE CHE DIO VI CHIEDERA' IN QUEL GIORNO


1. Dio non chiederà che genere di automobile hai guidato. Chiederà quante persone hai guidato che non avevano guida.
2.Dio non chiederà di quanti metri quadri era la vostra casa. Chiederà quante persone avete accolto favorevolmente nella vostra casa.
3. Dio non chiederà notizie sui vestiti che avete avuto nel vostro armadio. Chiederà quante persone avete contribuito a vestire.
4. Dio non chiederà quanto alto era il vostro stipendio. Chiederà se siete scesi a compromessi per ottenerlo.
5. Dio non chiederà quale era il vostro titolo di studio. Chiederà se avete fatto il vostro lavoro al meglio delle vostre capacità.
6. Dio non chiederà quanti amici avete avuto. Chiederà per quante persone siete stato un amico.
7. Dio non chiederà con quale vicinato avete vissuto. Lui chiederà quale cura avete avuto per i vostri vicini.
8. Dio non chiederà quale era il colore della vostra pelle. Chiederà notizie sui vostri sentimenti e del vostro carattere.

Dio vi porterà amorevolmentee alla vostra casa, in Paradiso, e non alle porte dell'Inferno.

lunedì 30 marzo 2009

POESIA D'AMORE


A TE NON PARLERO'

A te non parlerò
ma tesserò pensieri
teneri ed amorosi
a inanellare il cuore.
Cuore ferito,
colomba prigioniera,
fra mani straniere,
che batte a perdifiato
se gli dico di te.


Poesia ed illustrazione di L. Pepe Diaz

POESIA D'AMORE


LA GARDENIA

La gardenia è fiorita in una notte.
In una notte luminosa di stelle
in una notte languida di risacca.

All'alba restava nell'aria il suo profumo
sospeso coi nostri desideri
e, insieme, non volevano ancora morire.

Pesia ed illustrazione di L. Pepe Diaz

domenica 29 marzo 2009

POESIA D'AMORE


UN AMORE GIOVANE

Le parole non dette
i gesti
rimasti sospesi,
e quel rimpianto
di ma e di se
che ferma il cuore
per incantamento
quando penso
a te che te ne andavi,
a me che ti guardavo,
soltanto.

Poesia ed illustrazione di L. Pepe Diaz

LE CHIOME VERDI


Raccolta di 100 poesie suddivise in quatro sezioni: Sentimenti e Sensazioni, Mediterraneo, Amore, La Famiglia; scritte dal 1960 ad oggi e pubblicate nel Dicembre 2008.

sabato 28 marzo 2009

L'AUTOSTIMA


L'autostima è avere la giusta visione di sè stessi, cercando di valorizzare i propri lati positivi, senza ignorare quelli negativi ma, anche, senza ingigantire questi ultimi a scapito dei primi. Avere autostima dà sicurezza nella vita aiutando a raggiungere traguardi che ci si è posti, all'altezza delle proprie capacità. Se l'autostima manca, la tendenza è di non mettersi in gioco, di non osare, di rinunciare, in generale di non programmare il futuro perchè prevalgono insicurezza, paura di fallire, senso di incapacità generico. Nella nostra società è molto facile assistere a numerosi crolli dell'autostima, poichè vengono proposti modelli di perfezione esteriore da raggiungere e la legge imperante è la competizione. Questo spiega anche l'affannosa ricerca della bellezza del corpo con pratiche di medicina estetica e ricorso a palestre e diete. L'apparire è diventata la meta più importante da raggiungere comunque e dovunque, specialmente attraverso i media. E' ovvio che la vita in queste condizioni diventi molto dura per chi non ha sufficiente autostima oltre, all'opposto, a far prevalere atteggiamenti narcisistici ed egocentrici.
Nella mia pluriennale esperienza ho incontrato molti bambini ed adulti con un basso ,se non bassissimo, concetto di sè e ho riscontrato come, frequentando il mio Laboratorio del colore, seguendo il mio Metodo didattico, in queste persone sia verificabile un sensibile aumento dell'autostima con conseguente maggior sicurezza nell'agire e una diminuzione di timidezza e di introversione che spesso accompagnano la mancanza di autostima.
Tutto ciò è dovuto al particolare atteggiamento di empatia con il quale si è accolti e seguiti nel Laboratorio. Così appare chiaro che si viene accettati per quello che si è, e, per tanto, apprezzati, senza che nulla si debba dimostrare a nessuno. Inoltre le proposte di lavoro con il colore sono tali che ciascuno possa esprimere sè stesso liberamente attraverso l'uso informale e tattile del colore, senza che venga chiesto un particolare prodotto che metterebbe in condizione di dimostrare una qualsiasi abilità della quale non ci si senta capace. In seguito, quando è terminato il lavoro di ciascuno, si provvede sempre a gratificarne l'autore dicendo che l'opera è veramente bella, dove " bello" si intende in senso etico anche per " buono". Infatti mi sembra evidente che quando una persona si impegna in libero atto creativo, essa dia in questo il meglio di sè, non sarebbe possibile che abbia voluto dare il peggio consciamente. Inoltre, specialmente nel caso di bambini, il lavoro terminato che viene consegnato, viene concepito come "dono" del bambino all'adulto. Cosa che in effetti esso è , nel profondo significato del gesto di affidarci la propria opera.
Quando lo scopo di rassicurare, spronare e gratificare viene raggiunto, l'autostima compare e si verifica sempre, di conseguenza, un comportamento scolastico migliore e un atteggiamento in famiglia più disinvolto e rilassato.
Sono felice di poter oggi asserire che questi traguardi sono stati sempre raggiunti verso adulti e bambini con problemi di autostima che hanno frequentato il mio Laboratorio o i Corsi di aggiornamento per Educatori e Operatori Sociali da me svolti in più di trenta anni di lavoro in circa 500 Scuole primarie e con vario tipo di utenza. Ciò mi conforta a continuare su questa strada e a ritenere valido il mio metodo.

domenica 1 marzo 2009